Caldo e ansia!

L’estate è arrivata, le giornate cominciano ad essere più calde e questo nell’immaginario di tanti significa sole, relax e maggiore possibilità di stare all’aperto. D’altra parte per molti questo periodo dell’anno coincide con l’inizio o l’acuirsi (intensificarsi) di diversi sintomi d’ansia e per questo si configura come un periodo non propriamente sereno. Così, chi solitamente durante il periodo invernale presenta delle sporadiche manifestazioni di ansia, col primo caldo avverte un’esacerbarsi (aumento) del proprio malessere.

Infatti, durante questo periodo, il maggior numero di chiamate che ricevo come psicologo sono inerenti a problematiche di tipo ansioso.

Estate e ansia

Perché d’estate si prova ansia?

Innanzitutto, mentre per qualcuno l’estate rappresenta il periodo florido (fiorente) dell’ansia, qualcun’altro scopre proprio durante questo periodo un rinnovato senso di benessere.

Ci sono persone che d’estate rinascono e lo stato di ansia solitamente presente durante il resto dell’anno sembra scomparire.

I motivi sono diversi:

  • di ordine fisiologico: il sole e la luce hanno un’effetto antidepressivo;
  • di natura sociale: solitamente si esce e si sta più a contatto con gli altri , con l’effetto di migliorare il tono dell’umore;
  • cambiamenti soggettivi: una modifica delle condizioni del proprio stato di vita ( meno ore lavorative, l’arrivo delle vacanze, la fine degli esami etc.);
  • tutti questi aspetti nel loro complesso.

Allo stesso modo, in maniera quasi speculare, gli stessi motivi che per alcuni comportano una diminuzione o temporanea scomparsa dei sintomi di ansia, per altri sono responsabili del proprio disagio.

Infatti, se per qualcuno l’aumento della quantità di luce, le maggiori possibilità di relazionarsi agli altri piuttosto che l’arrivo delle vacanze comportano un miglioramento del proprio stato di benessere, per altri possono essere responsabili della sofferenza che contrassegna questo periodo.

Premesso che l’ansia è un meccanismo utile e per questo presente in tutti noi, quando parliamo dei sintomi dell’ansia generalmente ci riferiamo a quei suoi aspetti che per un individuo sono poco funzionali e soprattutto fonte di malessere.

I sintomi dell’ansia sono molteplici e vanno dalle manifestazioni più tipicamente corporee, a quelle di ordine cognitivo.

Solitamente, le persone che manifestano sintomi d’ansia durante l’estate vanno incontro ad una intensificazione della sintomatologia, più che a un vero e proprio inizio. E’ assai improbabile infatti che una persona  sperimenti delle manifestazioni di ansia soltanto in un determinato periodo (ad esempio d’estate) , mentre è assai più frequente che durante il periodo dell’estate si assista ad un acuirsi del malessere.

Tuttavia anche se insolito, è comunque possibile che alcune persone sperimentino delle manifestazioni di tipo ansioso “esclusivamente” in un determinato periodo, ad esempio quello estivo.

Per questo, distingueremo quelle persone che con l’inizio del caldo vivono un intensificarsi del proprio disagio, da quelle che vivono le manifestazioni di ansia “esclusivamente” durante questo periodo.

Sono due tipi di personalità diversi nel proprio modo di essere e per questo seppur accomunate dallo stesso disagio si differenziano rispetto alla modalità in cui si generano i sintomi.

Per pura comodità, distingueremo: una “personalità ansiosa” e una “personalità tendente all’ansia”  

Coloro che vivono un’intensificazione dell’ansia con l’arrivo del caldo,  quelle che abbiamo detto avere una “personalità ansiosa”, presentano un modo di essere o come direbbe Heidegger  di “essere-al mondo”essenzialmente centrato sul corpo e conseguentemente un peculiare modo di emozionarsi.

Per comprendere meglio questo che abbiamo appena detto, dobbiamo anzitutto specificare cosa intendiamo con gli elementi: centratura sul corpo ed emozionarsi.

LA CORPOREITA’

Ciascuno di noi rappresenta una peculiare alchimia di diversi elementi: valori, idee, “carattere”..e come direbbe Benigni: “quello che ci rende tutti uguali è proprio la nostra diversità”.

Insomma, ognuno di noi  è unico e irripetibile.

Ma la nostra diversità o anche unicità non si ferma a questi elementi che potremmo definire “cognitivi”. Ciascuno di noi possiede anche una propria sensibilità nel percepire i segnali provenienti dal corpo. Non mi riferisco soltanto a quei segnali di cui si ha una percezione consapevole, come ad esempio la sensazione proveniente da un arto dolorante o il brontolio dello stomaco quando si ha fame, ma anche a quei segnali di cui potremmo non avere una piena consapevolezza come ad esempio il battito del cuore (provate a vedere quanto riuscite a captare del vostro battito cardiaco e provate a vedere quanto invece ci riescono gli altri). A questo riguardo ci sono notevoli differenze tra gli individui.

Alcune persone per l’appunto riescono in certe condizioni a scandire con esattezza ogni singolo battito cardiaco, altre sono in grado di captare soltanto qualcosa ma in maniera indistinta ed altre ancora non riescono a sentire niente nemmeno dopo una corsetta.

Cosa significa questo?

Anche se per il pensiero comune il corpo esiste come una semplice estensione della mente, in realtà esso è molto di più. Il paradigma mente-corpo che per molti equivale ad un centro di comando superiore (il cervello) che invia segnali ad un sistema inferiore che li riceve (il corpo), è stato da tempo messo in discussione e oggi, più che di mente-corpo si parla di corporeità, proprio per sottolineare quanto il nostro modo di vivere il corpo e di essere un corpo siano molto di più di questo semplice connubio.

Marcel diceva: ” io non ho un corpo, io sono il mio corpo”.

Senza approfondire ulteriormente l’argomento, ( per chi volesse rimando alla lettura della “teoria dei neuroni a specchio” e alla fenomenologia della percezione) essere un corpo significa che il nostro modo di esistere, di essere al mondo è un tutt’uno tra mente e corpo . Essere un corpo vuol dire che ciascuno di noi sente e vive, il mondo e gli altri, con tutto sé stesso, in una modalità integrata e non in maniera separata. 

E dire questo è davvero molto importante perché ha delle profonde implicazioni anche nel campo delle emozioni in cui rientra la stessa ansia, la quale è comunque un vissuto emotivo.

EMOZIONARSI

La stessa confusione a proposito della relazione mente-corpo riguarda il tema delle emozioni.

Molti ritengono che le emozioni siano qualcosa di puramente “mentale”, quasi di astratto, che partono dal cervello e investono successivamente il corpo.

Non è così. Cerchiamo di capirlo assieme!

Per meglio comprendere questo, utilizzeremo degli esempi di vita quotidiana:

” Mentre siamo in procinto di attraversare la strada, ecco che di colpo si para davanti un’auto che non avevamo visto.

In questo caso, la paura di essere investiti,  si manifesta solo come un pensiero o comporta tutta una serie di cambiamenti fisiologici e di modifiche posturali?

O ancora, proviamo ad immaginare la situazione nella quale una persona che ci attrae molto si avvicina e ci rivolge la parola. In quel preciso istante, quell’emozione che ci investe, è avvertita come un semplice ragionamento su come o cosa di quella persona ci piace o come un cambiamento integrale, che ci coinvolge fino alle ossa ?

Non si dice forse “avere le farfalle allo stomaco” o “essere paralizzati dalla paura”?

In tutti e due gli esempi, quello della paura e quello dell’attrazione, i due vissuti emotivi sono avvertiti in termini di corporeità e non come dei ragionamenti astratti.

Emozionarsi significa anzitutto “sentire” quello che ci accade e non semplicemente pensare o ragionare. Per cui le emozioni, proprio perché sono avvertite a partire dal proprio corpo si dice che sono incarnate

Non quindi nella testa, le emozioni sono fatte di “carne ed ossa”.

Ciò non significa che un’emozione non possa scaturire da un pensiero o da una fantasia: ad esempio la paura o l’ansia che una madre prova nel vedere il letto vuoto del figlio in piena notte. Ma anche in questo caso, la paura non resta confinata nella testa, ma è avvertita a livello corporeo.

Va detto, inoltre, che ci sono emozioni cosiddette “cognitive”, come ad esempio il senso di colpa, che presentano una minore partecipazione del corpo, anche se coinvolgono sempre e comunque la persona nella sua complessità.

Adesso abbiamo entrambi gli elementi per comprendere quand’è che le persone con una maggiore centratura sul proprio corpo avvertono ansia (emozione) e come mai essa aumenta col primo caldo.

Ripetiamo comunque che tutti viviamo le emozioni sempre a partire dalla nostra corporeità, e che quindi dire che ci sono personalità maggiormente centrate sul corpo significa dire soltanto che esse presentano una “maggiore” sensibilità nel percepire i segnali corporei.

Un diverso grado di sensibilità quindi, non una differenza specifica!

Se le emozioni coinvolgono sempre in misura maggiore o minore la persona nella sua corporeità, cosa significa tutto questo per chi vive il proprio modo di emozionarsi con una maggiore centratura sul corpo?

In pratica, per chi è maggiormente centrato sul suo corpo, ossia ha una maggiore percezione dei suoi stati corporei, cosa comporterà ad esempio il sudare o avere il mal di pancia, o essere arrabbiato o contento?

“PERSONALITÀ ANSIOSA”

Come abbiamo detto, ci sono emozioni come la paura, l’ansia, la tristezza, la rabbia ma anche la stessa gioia, le quali coinvolgono in maniera preponderante il corpo, inchiodano al proprio corpo, ed altre invece, che abbiamo definito “cognitive” in cui esso partecipa in misura minore. Basta pensare a come è chiamato in causa il nostro corpo in uno spavento rispetto invece al senso di colpa in cui è più presente una certa “attività cognitiva”.

Un’ultimo aspetto della nostra analisi riguarda il concetto di stabilità.

La stabilità può essere definita come la sensazione, momento per momento, di sentire la terra sotto i piedi. Essa è talmente fondamentale e costante che non ci accorgiamo di averla e avvertiamo soprattutto la sua perdita: la de-stabilità.

Adesso,mentre scrivo questo articolo, sono seduto sulla sedia e se mi ci soffermo a pensare mi accorgo di essere stabile ossia di non sentirmi destabilizzato. Se invece fossi sul punto di cadere, immediatamente avvertirei una sensazione di de-stabilizzazione ossia di momentanea perdita di stabilità.

Per cui possiamo dire che la stabilità è un po’ come la forza di gravità: è soprattutto la sua assenza ad essere percepita altrimenti non ce ne accorgeremo nemmeno.

Gli individui presentano profonde differenze rispetto al proprio modo di sentirsi stabili.

Quello che per me significa perdita di stabilità, come ad esempio la sensazione che si avverte lanciandosi in volo col paracadute, per qualcun’ altro può rappresentare una piacevole sensazione che non comporta alcuna perdita di stabilità.

Quando diciamo che la “personalità ansiosa” è contraddistinta dalla maggiore centratura sul corpo, intendiamo dire che in questo caso la stabilità,  il sentirsi tranquillo e senza ansia, deriva dalla sicurezza che si ha rispetto ai segnali provenienti dal proprio corpo. Se il corpo avverte delle alterazioni, contemporaneamente si avverte anche una de-stabilizzazione.

Come vedremo più avanti per corpo intendiamo tutto ciò che riguarda la corporeità  e quindi anche quei segnali che non sono avvertiti a livello consapevole come ad esempio i cambiamenti nel battito cardiaco o nei processi di digestione.

Cosa significa questo?

Utilizziamo ancora una volta un’esempio di vita reale:

pensiamo a quel vuoto d’aria che si crea nello stomaco quando la macchina attraversa un cavalcavia ad una certa velocità, una sensazione un pò simile a quella che si ha quando si va sulle giostre.

“Una personalità ansiosa” centrata sul proprio corpo, nel momento di quello spossamento potrebbe avvertire un leggero giramento di testa, una vertigine, una sensazione di allarme, insomma una perdita di stabilità.

Questo accade proprio perchè la propria stabilità è avvertita a partire da una serie di coordinate centrate sul corpo.

Uscire da un certo range, cioè da uno spazio soggettivo di tranquillità, corrisponde al sentirsi in quel momento de-stabilizzati e quindi ad avvertire un vissuto di paura, ansia.

Cosa c’entrano le emozioni e il caldo?

Uno spavento ma anche un’emozione di gioia o anche di rabbia, cioè quei vissuti emotivi che coinvolgono primariamente il nostro corpo potrebbero causare una de-stabilizzazione qualora fossero avvertiti come troppo “coinvolgenti”.

Dato che la stabilità è mantenuta a partire da uno spazio corporeo soggettivo, qualsiasi emozione che in qualche modo faccia fuori-uscire da questo spazio sarebbe avvertita come una perdita momentanea della propria stabilità.

Inoltre, questo è vero per le emozioni ma lo è ugualmente per le sensazioni, in quanto qualsiasi segnale corporeo che oltrepassi un certo range, cioè quella zona di tranquillità corporea soggettiva, potrebbe far avvertire una momentanea perdita di stabilità

Col primo caldo sono diversi i segnali provenienti dal corpo che potrebbero mettere in allarme la persona:

il caldo e il sudore e la differenza di pressione, l’afa e la minore quantità di ossigeno con cambiamenti del battito cardiaco. Insomma sono diverse le situazioni potenzialmente responsabili di quel cambiamento nel proprio modo di avvertirsi rispetto al proprio corpo.

Qualcuno potrebbe chiedersi perchè accade in alcuni contesti e situazioni e non in altri.

Quindi ad esempio, perchè ieri quel caldo asfissiante mi ha procurato una crisi d’ansia mentre oggi non avverto nulla?

Semplicemente perchè non siamo macchine e non rispondiamo agli eventi e alle situazioni in maniera identica, così come non ci arrabbiamo, soffriamo, gioiamo e amiamo sempre allo stesso modo.

A seconda dei contesi e di quello che stiamo facendo e di come lo stiamo vivendo saremo più o meno inclini ad un certo vissuto e non ad un altro. Ad esempio ieri mi sono sentito male perchè ho inizito a sudare prima dell’esame e la sensazione di de-stabilizzazione provocata dall’attenzione sui segnali provenienti dal corpo mi ha allarmato perchè mi trovavo già in una pre-condizione di allarme. Oggi mentre sono al mare a prendere la tintarella, la sensazione di caldo e di sudore è anche piacevole perchè già sono rilassato.

 

Questo che abbiamo spiegato è solo uno dei meccanismi alla base delle manifestazioni di ansia caratteristico di quelle che per comodità abbiamo definito  “personalità ansiose” che sono contraddistinte da una certa familiarità rispetto a quel modo di essere che abbiamo detto centrato sul corpo.

Va precisato che il termine “personalità ansiosa” sta si ad indicare un modo di essere rispetto al fenomeno ansioso, ma non vuole connotare alcuna immutabilità del soggetto.

Anzi ciò che contraddistingue l’individuo e la sua esistenza sono proprio l’apertura e il cambiamento.

Quello che in psicologia definiamo Sè, non è mai lo stesso dalla vita alla morte ma è continuamente in evoluzione.

L’identità non è tavolo, una sedia o una casa o una macchina, un oggetto immutabile. Molti autori oggi parlano di”identità narrativa”, proprio per mettere in risalto quanto le esperienze e la storia di vita di una persona determinino di volta in volta il suo essere (Ricouer)

E’ per questo che io oggi non sono più chi ero ieri, nè chi sarò domani, a meno che la mia storia non si ripeta all’interno di una trama già scritta, dentro uno schema, come un personaggio che vive sempre lo stesso copione: fà cose diverse ma sempre allo stesso modo perchè non è consapevole di chi esso sia realmente.

Uscire dalla ripetitività, rompere il meccanismo del sintomo, vuol dire vedere al di là della sintomatologia ed afferare il proprio autentico Sè, la propria storia, la propria vita.

Significa dare voce alla domanda: “Chi Sono”?

 

Conclusioni:

Un articolo sull’ansia e su come si generano i suoi sintomi soprattutto in quelle che per comodità abbiamo definito “personalità ansiose”, ossia personalità con una maggiore sensibilità rispetto ai segnali provenienti dal proprio corpo. Abbiamo ristabilito il legame indissolubile tra mente e corpo nella definizione di corporeità e la stessa chiarezza l’abbiamo riportata sul tema delle emozioni, talvolta impropriamente considerate come qualcosa di astratto. La riformulazione di queste due dimensioni unite a quella della stabilità ci ha permesso di “vedere” la reale prospettiva sull’essere umano, troppo spesso concepito più come una macchina pensante che come un essere vivente…di straordinarie possibilità!

Diego Chiariello

 

Bibliografia

Essere e avere, Gabiel Marcel

Essere e tempo, Heidegger

Fenomenologia della percezione, Maurice Merleau Ponty

 Sè,  identity and personality styles, Giampiero Arciero e Guido Bondolfi

So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchioGiacomo Rizzolatti (Autore), Corrado Sinigaglia (Autore)

Tempo e Racconto, Ricouer

Una nuova alleanza tra psicoterapia e neuroscienze. Dall’intersoggettività ai neuroni specchio,Dialogo tra Daniel Stern e Vittorio Gallese

Diego Chiariello

Psicologo clinico e Psicoterapeuta, da anni metto al servizio della mia comunità e di quella virtuale, l’esperienza e la passione per la pratica psicologica del benessere della persona.

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