Danno psichico

Quando può essere risarcito il danno psichico subito a causa di un sinistro stradale?

Il danno psichico appartiene alla categoria dei danni non patrimoniali, cioè dei danni che non interessano il patrimonio del soggetto e viene definito in senso stretto come lesione dell’integrità psicofisica medicalmente accertabile. In altre parole il danno psichico è un danno alla salute dell’individuo. Quindi qualsiasi lesione, ovvero alterazione patologica, nel corpo o nella mente, costituisce un danno biologico.
La lesione fisica (per. es. la frattura di un osso, la lacerazione di un muscolo, la rottura di un tendine etc.) interessa il corpo umano.
La lesione psichica (per es. la depressione, l’agorafobia, la psicosi etc.) interessa la mente umana.
Entrambe costituiscono una lesione alla salute e quindi un danno biologico.
Il danno psichico pertanto può essere definito come una lesione della salute psichica dell’individuo che consiste nell’alterazione patologica dell’integrità psichica e dell’equilibrio di personalità, provocata da un evento traumatico di natura dolosa o colposa, che limita notevolmente ed in maniera durevole l’esplicazione di alcuni aspetti della personalità nel regolare svolgimento della vita quotidiana.

Il danno psichico in quanto danno biologico, ossia lesione della salute psichica dell’individuo, è oramai pacificamente riconosciuto come risarcibile dalla giurisprudenza, ancorché si tratti di una fattispecie risarcitoria che richiede un’attenta ponderazione, tanto per quanto attiene all’accertamento della reale sussistenza di tale danno nel caso concreto, quanto con riferimento alla quantificazione, e quindi alla valutazione in termini monetari del danno stesso.
L’accertamento della reale sussistenza del danno psichico è un attività molto delicata, perché si tratta di individuare quali conseguenze pregiudizievoli ha subito il soggetto che assume di aver riportato un danno psichico e che agisce per ottenerne il risarcimento, riconoscendo i casi di simulazione da quelli reali, e verificando attentamente che il disturbo psichico non sia preesistente all’evento dannoso, ma sia dall’evento dannoso prodotto, e quindi legato ad esso dal nesso di causalità.
Anzitutto occorre premettere che il danno psichico è risarcibile in quanto danno conseguenza, pertanto chi agisce in giudizio per ottenerne il risarcimento ha l’onere di allegare e provare (oltre agli altri requisiti richiesti dall’art. 2043 c.c.) la sussistenza del predetto danno e la sua derivazione causale dall’evento dannoso.
Il soggetto che ha subito un danno psichico dovrà quindi produrre in giudizio la documentazione medica dalla quale si evincono, gli accertamenti, le cure, le diagnosi, le prescrizioni, e quant’altro sia stato necessario eseguire a seguito dell’evento dannoso e delle conseguenze che ne sono derivate. Dovrà altresì produrre una perizia psicologica e/o medico-legale che oggettivi l’esistenza del danno psichico lamentato e la sua derivazione causale dall’evento dannoso.

La difficoltà nell’accertamento del danno psichico è legata all’eziologia multifattoriale dello stesso, perché su di esso incidono necessariamente una pluralità di situazioni che attengono alla personalità e al background socio-culturale-affettivo della vittima; in sostanza uno stesso evento traumatico può produrre conseguenze in termini di danno psichico diverse perché influenzate dalla soggettività e dal vissuto della vittima.

In altre parole, uno stesso evento dannoso, può provocare in due persone lo stesso danno fisico, ma non necessariamente lo stesso danno psichico. Per esempio un sinistro stradale che provochi una frattura ad una gamba, guaribile in 90 giorni, con postumi invalidanti, sarà valutata più o meno con lo stesso punteggio in termini di invalidità temporanea ed invalidità permanente, e il nesso di causalità verrà individuato agevolmente attraverso i criteri medico-legali in uso.
A seguito 
di quello stesso sinistro il soggetto leso potrebbe anche aver riportato un danno psichico, mentre un altro soggetto che ha subito lo stesso tipo di trauma, potrebbe non aver avuto alcuna conseguenza di natura psichica. Un sinistro stradale in quanto tale provoca sempre uno sconvolgimento psichico, uno stato di turbamento emotivo e di shock, che finché dura per un breve lasso di tempo, rientra nell’ambito del danno morale (il c.d. transeunte turbamento dello stato d’animo della vittima”), ma se la vittima, per la sua particolare personalità, per la sua struttura psichica, per il suo vissuto, non è in grado di superare tale stato di turbamento psichico, così da radicarsi nel soggetto leso un vero e proprio disturbo psicopatologico duraturo, in questo caso il sinistro sarà stato il fattore scatenante della patologia psichica e quindi il nesso di causalità non potrà essere escluso.

La vittima del sinistro dovrà pertanto provare anche le eventuali lesioni psichiche subite.
Anche in questo caso sarà utile la documentazione medica, che consenta in base ai criteri prima citati di accertare l’esistenza di una patologia psichica, il nesso di causalità con l’evento dannoso e la sua quantificazione in termini di incidenza sull’integrità dell’individuo. E’ evidente che per il danno psichico, la prova dell’esistenza della lesione e la sua quantificazione, è molto più difficile della relativa prova nel danno fisico, ma tale difficoltà non può portare ad un esclusione a priori della risarcibilità del predetto danno, che richiede una valutazione da parte del Giudice attenta e calata sul caso concreto.
Da quanto esposto è evidente che chi subisce un sinistro stradale deve essere accorto e non perdere l’opportunità di raccogliere tutti gli elementi che successivamente gli consentiranno, se da quel sinistro avrà subito un danno, di poterlo provare in giudizio e poter così ottenere il risarcimento. Inoltre non sottovalutate tutti i malesseri che sopraggiungono dopo il sinistro; non solo le lesioni fisiche evidenti, che magari rendono persino opportuno un immediato accesso al Pronto Soccorso, ma anche quelle lesioni più silenti, che magari si manifestano nei giorni successivi al sinistro con disturbi del sonno, incubi, stati d’ansia eccessivi, evitamento di situazioni che possano rievocare il sinistro, flashback improvvisi, fino a giungere ad una vera è propria patologia psichica in grado di limitare la quotidianità dell’infortunato. In questi casi è bene sempre rivolgersi tempestivamente ad uno psicologo o psichiatra che possa accertare la lesione psichica subita e  certificare la patologia riscontrata.