False credenze sul sonno

Alcune volte, la sola causa di un problema sono le false convinzioni su di esso. Una buona igiene del sonno, per cui, parte proprio da una corretta informazione e dallo sfatare alcuni luoghi comuni. Se è vero che tanti aspetti del sonno sono ancora argomento di studio, la ricerca scientifica ha già da tempo stabilito delle “certezze” che sono in netto contrasto con il senso comune. Vediamole assieme.

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 1.Quanto tempo occorre mediamente per prendere sonno?

Secondo diversi studi molte persone lamentano un problema di insonnia affermando di riuscire a prendere sonno non prima di 40 minuti, tanto da rivolgersi al medico per la prescrizione di sedativi. In questi casi, quando si voglia stabilire se si tratta o meno di insonnia, si utilizza un laboratorio del sonno. Il laboratorio del sonno è una stanza equipaggiata di tutta la strumentazione necessaria a monitorare i parametri del sonno di una persona: la durata, il tipo, etc.. Il soggetto semplicemente trascorre la notte in questa stanza così che l’esperto possa monitorarne il sonno.

Si è osservato che la maggior parte delle persone che credevano di non addormentarsi prima di una mezz’ora, in realtà impiegavano un tempo che rientrava nella norma e che è di dieci minuti circa.

 2.Se dormo 5 ore al giorno soffro di insonnia?

E’ opinione abbastanza comune ritenere che bisogna dormire almeno otto ore a notte e che un tempo di riposo minore possa essere nocivo per l’organismo e talvolta il segnale di un problema da sottoporre al medico. In realtà, il sonno è del tutto soggettivo, tanto che per alcuni sono sufficienti meno di cinque ore a notte (i così detti: brevi dormitori) mentre per altri ne occorrono anche dodici (i lunghi dormitori). Un buon criterio per stabilire se il tempo trascorso a dormire risulta sufficiente è il risveglio. Se al mattino ci si sente rilassati e rinvigoriti, questo generalmente è indice di una buona qualità di sonno a prescindere dalle ore trascorse a dormire.

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 3.Quando è il caso di assumere sedativi per dormire?

Proprio per quello detto finora, molte volte si assumono “pillole” per favorire l’addormentamento anche quando non ce ne sarebbe bisogno e questo a causa di false credenze riguardanti il sonno (“si deve” dormire più di cinque ore per star bene, “penso” che impiego troppo tempo per addormentarmi, etc.).
Il paradosso è che un simile comportamento potrebbe causare il nascere di un’insonnia lì dove non c’era. Alcun persone, infatti, iniziano ad assumere sedativi perché magari hanno difficoltà ad addormentarsi per qualche notte. I farmaci, sotto controllo medico, vengono chiaramente prescritti per un periodo molto limitato. Il problema nasce quando si inizia a fare di testa propria. A seguito della sospensione dei farmaci sedativi, si può sperimentare per un dato periodo un tipo di insonnia definito insonnia rebound o insonnia da contraccolpo e dovuta espressamente alla sospensione dei farmaci. In realtà gli effetti dell’insonnia rebound sono limitati nel tempo ma alcune persone potrebbero confondere gli effetti dell’insonnia da contracc
olpo che sono dovuti alla sospensione dei farmaci, come la prova del fatto che continuano a soffrire di insonnia, continuando per questo ad assumere farmaci e a procurarsi così una vera insonnia. Il problema quindi non sono i farmaci ma l’atteggiamento.

Conclusioni

Dal mio punto di vista, il sonno non è semplicemente una questione di dormire. La mancanza di sonno, più che una patologia, è un sintomo e, alla stregua di altri sintomi, va contestualizzato e ricondotto alla storia di vita della persona.

 

 

 

 

 Dott. Diego Chiariello

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Diego Chiariello

Psicologo clinico e Psicoterapeuta, da anni metto al servizio della mia comunità e di quella virtuale, l’esperienza e la passione per la pratica psicologica del benessere della persona.

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