La verità su Babbo Natale: quando raccontarla ai bambini?

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Vi ricordate quando avete smesso di credere a Babbo Natale?

Se siete cresciuti in una cultura occidentale, questo personaggio fantastico probabilmente ha giocato un ruolo nella vostra infanzia. Un ruolo fondamentale? Scommetto che la maggior parte di noi direbbe sì.

Nonostante ciò, alcuni genitori sono preoccupati per il fatto di “imbrogliare” i propri figli circa l’esistenza di Babbo Natale. Dopotutto, si tratta di una bugia. Probabilmente, quando i bambini scopriranno la verità, sentiranno che i loro genitori li hanno traditi…

Inoltre, alcuni genitori sono interessati a far sviluppare ai loro figli un pensiero critico e razionale.

… In una sola notte all’anno, un uomo con la barba bianca e con delle renne che sanno volare consegna milioni di regali a tutti i bambini del mondo…

Chiedere ai bambini di credere a questa storia potrebbe sembrare un invito a essere creduloni e illogici.

 

Per questi motivi, è interessante prendere in esame i risultati mostrati dalle ricerche psicologiche sull’argomento che, globalmente, sono piuttosto rassicuranti (…)

 

Innanzitutto è importante sapere che i bambini devono ancora attraversare diverse fasi di sviluppo cognitivo.

Fino circa ai 6 anni, il loro modo di vedere la realtà è caratterizzato dal “pensiero magico” (Piaget): ciò che per noi adulti può essere assurdo (come il credere ad un vecchietto con una slitta volante che recapita a tempi record regali a tutti i bambini del pianeta) è per loro coerente e accettabile, e non va ad intaccare la loro capacità di giudizio per il semplice fatto che sono in una fase in cui il pensiero razionale non è ancora completamente sviluppato.

Inoltre, una recente serie di esperimenti condotti ad Harvard ha mostrato che i bambini sono in grado di distinguere tra personaggi fantastici derivati da credenze culturali e altre entità non visibili ma scientificamente comprovate (Harris et al 2006). Insomma, i bambini che dicono di credere in Babbo Natale sono comunque meno certi della sua esistenza rispetto all’esistenza dell’ossigeno e dei germi.

Globalmente questi studi ci fanno concludere che supportare con i nostri figli l’esistenza di Babbo Natale non contribuisca a renderli illogici e creduloni.

Che cosa succede, poi, quando i bambini scoprono che Babbo Natale esiste solo nella loro fantasia?

Le ricerche in merito mostrano che raramente i bambini appaiono con il cuore spezzato, mentre paradossalmente sono i genitori a sentirsi malinconici.

Quando i ricercatori sono andati a intervistare i bambini che avevano smesso di credere a Babbo Natale (la maggior parte attorno ai 6-7 anni), questi hanno riportato una situazione di globale tranquillità.

Molti di loro avevano già intuito qualcosa da qualche tempo, e ne avevano semplicemente avuto la certezza. Era il genitore, non il figlio, che riportava tristezza (Anderson and Prentice, 1994; Cyr, 2002).

E cosa dire della bugia?

Secondo gli studi scientifici, solo una percentuale bassissima di bambini sono rimasti un poco infastiditi dal fatto che i genitori avessero loro raccontato una frottola. Nel suo studio, Condry ha intervistato centinaia di bambini e nessuno di loro riportava rabbia nei confronti dei genitori dopo aver scoperto la verità circa Babbo Natale (Condry, 1987).

Tale reazione può essere ricondotta al fatto che i bambini riescono a realizzare che questa menzogna fa parte della categoria delle bugie bianche. Infatti, la letteratura scientifica suggerisce che già all’età di 3 anni i bambini capiscono la differenza tra le “bugie buone” e le “bugie cattive”. In alcuni lavori, sono stati presentati a bambini in età prescolare degli schizzi mal disegnati ed è stato chiesto loro di dare un giudizio. Quando l’artista era presente, i bimbi riferivano giudizi migliori. In altri studi, i bambini facevano finta di essere felici quando ricevevano regali che non gradivano. Raccontavano bugie bianche per evitare di far soffrire l’altro sfoderando un sorriso smagliante (Xu et al., 2010).

In definitiva, i genitori possono stare tranquilli sul fatto che i bambini perdonino loro di aver raccontato una frottola così buona e conveniente come Babbo Natale che porta i regali.

Inoltre i bambini continuano ad essere felici all’idea di ricevere la mattina di Natale i regali sotto l’albero, anche se non credono più in Babbo Natale perché ormai sono cresciuti (Cyr 2002).

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Traduzione a cura di Luca Mazzucchelli

 

Gravidanza e psicologia: Nascita di una madre

Articolo di cui riporto soltanto una parte, sugli apetti psicologici legati al periodo di gestazione. Quali sono le paure, gli interrogativi, le fantasie che accompagnano una futura madre?

La gravidanza è un periodo particolare sotto tanti punti di vista.
Talvolta non ne sei consapevole neanche tu stessa, spossata da emozioni troppo forti che si affacciano all’improvviso al suono di una musica o all’immagine vista in tv. «Sono gli ormoni» molti ci dicono, ma non solo!

Gravidanza e Psicologia

Identità e immagine di sé
In questo periodo si mette in moto tutto un meccanismo di immaginazione, costruzione e ricostruzione della nostra immagine e identità personale, non solo corporea ma anche prettamente femminile, sociale ed emotiva.
Chi siamo? Ciò che abbiamo costruito in questi anni riguardo a noi stesse, ciò che sappiamo di noi stesse sta iniziando a cambiare via via che il corpo cambia

Interrogativi. Una serie di interrogativi che possono emergere a fasi alterne durante la gravidanza oppure affacciarsi sotto forma di sogni notturni o ad occhi aperti. Inizia a formarsi quello che Daniel N. Stern – psicoanalista specializzato in età evolutiva e autore del famoso libro “Nascita di una madre1 – chiama “assetto materno“, ovvero quella costruzione immaginativa che fa sì che ci si possa immaginare nell’immediato futuro come madri, immaginare il proprio figlio e la propria vita con lui e con il proprio partner.

Fantasie. Queste immagini vengono via via modificate, aggiustate e smontate, mentre si costruiscono fantasie su come sarà il bambino, che carattere e aspetto avrà e come idealmente lo vorremmo.
La gravidanza perciò non è solo un terreno fertile perché cresce una vita dentro di noi, ma anche perché cresce contemporaneamente l’immagine di ciò che si vuole essere in futuro, del bambino che si vorrebbe avere e della vita che si vorrebbe svolgere. Diventa allora un percorso di crescita interiore, di cambiamento e sommovimento cosciente che porta allanascita di una madre.

Dal ruolo di figlia al ruolo di madre
Questo percorso necessariamente ci mette in contatto con quello fatto dalle nostre madri.
In che misura vogliamo seguirlo o distaccarcene?
Saremo in grado di farlo o ripeteremo le loro scelte? Altri interrogativi si affacciano alla nostra mente, ponendoci di fronte al fatto che siamo di fronte all’ignoto, al nuovo e al possibile.

In questo senso la gravidanza è un periodo che può spaventare ma che può essere anche ricca di possibilità e cambiamento.
Allora lo scambio e la condivisione con altre madri o future madri diventa determinante, per affrontare consapevolmente il processo di crescita personale e di identità. Uno scambio e una conoscenza che possono sostenere e guidare le neo mamme in un momento in cui ci si sente a contatto con il misterioso evento della vita.

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6 modi per attenuarre il perfezionismo dei vostri figli

All’età di 4 anni, Marco strappava il foglio dove aveva fatto un disegno perché secondo lui non era perfetto. Cominciava nuovamente da capo, ma spesso montava in lui una forte rabbia, di nuovo strappava o cancellava il disegno e ancora ricominciava fino a che, rassegnato, smetteva di disegnare.

I genitori si sono sempre accorti di questa sua rigidità nel fare le cose solo come le aveva in mente lui, ma speravano che questo comportamento diminuisse con l’età.

A 8 anni, invece, il comportamento è ancora presente, per esempio durante i compiti: quando Marco esegue i calcoli o risponde alle domande di comprensione di un testo, se non sono perfetti e in ordine come ha in mente strappa la pagina e ricomincia da capo.

I genitori sono frustrati e scoraggiati, e non sanno come gestire questa situazione…

Il perfezionismo dei figli

Anche vostro figlio è inflessibile?

Si pone standard molto elevati, difficili da raggiungere, e che nella maggior parte delle volte non sono altro che fonte di frustrazione?

Continua a procrastinare tutto quello che deve fare finchè non è sicuro che sarà perfetto?

Passa da un estremo all’altro, per esempio è eccessivamente studioso in alcuni giorni mentre in altri non è minimamente interessato alla scuola e ai compiti?

Si punisce da solo quando le cose non vanno come vuole lui e si sente un fallimento?

 

Quando i bambini hanno tratti di perfezionismo, molti genitori si spaventano e sono alla disperata ricerca di una soluzione.

Creare opportunità giornaliere per insegnare ai figli che non devono essere perfetti, perché “la vita stessa non è perfetta”, è qualcosa di fondamentale, e l’esempio di noi adulti è prezioso.

 

Moderare il perfezionismo dei bambini è possibile: ecco 6 semplici spunti che possono essere un buon inizio.

 

1) Linguaggio e atteggiamento

Vostro figlio guarda e apprende il modo in cui reagite alle avversità.

Frasi come “Se non riuscirò a fare il progetto esattamente come l’ho in mente non sarò mai soddisfatto!” oppure “Se al mio capo non piacerà il mio lavoro sarà una cosa terribile!” implicano pensiero assoluto (una modalità di pensiero tutto o nulla) e negatività.

Quando qualcosa non va nel modo desiderato, preferite frasi tipo “Ho lavorato molto e mi sono divertito a farlo. È un bel progetto, non deve mica essere perfetto!”.

Allo stesso modo, quando vostro figlio fa un disegno o scrive un testo, invece di dire “É perfetto tesoro!”, dite piuttosto “Ho visto che ti sei divertito/impegnato molto nel farlo! Ottimo lavoro!”.

Diventate consapevoli di quando siete negativi rispetto al vostro lavoro o ad altri aspetti della vita, esprimete le vostre frustrazioni in modo ragionevole e verbalizzate quali strategie alternative utilizzate per risolvere il vostro problema. Vostro figlio vi guarderà e apprenderà da voi questo comportamento più costruttivo.

 

2) Aspettative

Il perfezionismo dei figli

Quando vostro figlio porta a casa un 7 in una verifica, cercate di evitare di dire “Bravo, magari la prossima volta potresti portare a casa un bel 10..”. Così dicendo, vostro figlio potrebbe concludere che per rendervi felici deve prendere sempre 10 e che non lo amerete mai abbastanza se non lo farà. I bambini devono invece sapere che li amiamo incondizionatamente e che notiamo tutti i loro sforzi. Certamente possiamo incoraggiarli a fare meglio, ma se in quel compito prendere 7 è stato il massimo che potevano fare, occorre premiarli. Insomma, i bambini hanno bisogno di capire che sono amati ugualmente indipendentemente dal voto che portano a casa.

 

3) Talenti

Quando i bambini hanno un talento e vogliono svilupparlo, è certamente qualcosa di meraviglioso. Premiate i loro successi, tuttavia non venerateli! Così facendo imparerebbero che per sentirsi felici dipendono dalle vostre lodi.

Inoltre, capita spesso che bambini talentuosi e perfezionisti si focalizzino sulle piccole e fisiologiche imprecisioni nelle loro performance: la nota sbagliata durante il saggio di musica o il passo sbagliato durante lo spettacolo di danza. In queste evenienze, non siate sbrigativi dicendo “Non ti preoccupare amore. Nessuno l’ha notato. Sei stato perfetto lo stesso!”. Minimizzare la situazione non risolverà la sofferenza che vostro figlio sta provando. Piuttosto, quando sono tristi ed abbattuti, riconoscete e validateli i loro sentimenti (“so che adesso sei triste per avere fatto quell’errore”), state ad ascoltarli e, se necessario, conteneteli anche fisicamente. Solo dopo potrete far notare il lato positivo della situazione e insegnare loro come è possibile affrontare il problema cercando nuove strategie.

4) Opportunità di successo o di fallimento

Il perfezionismo dei figli

Se i vostri figli sono dei perfezionisti, la loro più grande paura riguardo al commettere errori è essere giudicati negativamente oppure essere rifiutati dai genitori e dagli amici.

Attraverso il gioco possono imparare che è divertente anche quando si perde. In situazioni ludiche, sperimentando sia successi che fallimenti e sostenuti dai genitori in entrambi le situazioni, i bambini possono capire che non è poi così grave non ottenere ciò che vogliono qualche volta.

Quando vostro figlio diventa più grande, preparatelo anche alla possibilità di incappare in alcuni insuccessi. Fategli notare che anche i suoi “idoli” non sono così perfetti come crede, anche loro fanno degli sbagli. E mostrate loro soluzioni alternative che hanno trovato per superare gli errori.

Altro aspetto importante è che i figli vedano genitori che sanno ridere dei propri errori e accettarli. Occorre che apprendano da voi ad essere sufficientemente a loro agio anche nello sconforto, perché questo fa parte della vita. Questo permetterà loro di tollerare le frustrazioni e coltivare un sentimento di auto-compassione.

 

5) State in contatto con vostro figlio

Platone diceva “Si scopre l’altro molto di più in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”. Giocare con i vostri figli e trascorrere del tempo con loro è un’ottima opportunità per entrare nel loro mondo e trasmettere loro che siete interessati e volete conoscerli per come sono, e non solo per quello che realizzano. Quando diventano adolescenti, ascoltateli quando vi raccontano le loro preoccupazioni di non essere sempre perfetti e all’altezza in ogni situazione. Nel farlo, mantenete la giusta distanza emotiva: non state troppo vicini perché si sentiranno soffocati, non state troppo lontani perché si sentiranno abbandonati. Il vostro amore incondizionato e il vostro interesse genuino permetteranno loro di sapere che anche durante la tempesta c’è un faro, e quel faro siete voi.

 

6) Insegnate loro a focalizzarsi sui processi, non sul risultato finale

Il perfezionismo dei figli

Vi è mai capitato che vostro figlio si assuma tutta la colpa quando la sua squadra perde? Attribuisce a se stesso tutti gli errori dimenticando che anche i suoi compagni di squadra sono responsabili della sconfitta. Così facendo, la tensione di dover vincere causa in lui una forte ansia e questo non gli permette di mostrare tutto il suo potenziale. Lo sport non è più un divertimento, ma diventa un peso.

Trasmettete ai vostri figli questo concetto: il meglio che possono fare è l’unica cosa che conta. Non sempre si può vincere. Fatelo focalizzare sugli aspetti che invece può controllare: allenamento e atteggiamento in gara.

Prima impareranno tutto questo, prima saranno felici. Insegnate loro a rialzarsi ridendo quando cadono, si potranno così godere tutta la vita con le sue imperfezioni.

 

Certamente, essere determinati è molto utile nella vita di tutti i giorni. Tuttavia solo quando si impara a tollerare i fallimenti, la determinazione guiderà verso il successo.

 

Conclusioni:

 

Se i vostri bambini impiegano molto tempo a svolgere qualsiasi attività, perdendosi nei dettagli finchè non la considerano perfetta, se sono molto critici verso se stessi e se hanno un’intensa paura di incorrere in errori, finendo per privilegiare sempre attività conosciute che possono controllare, probabilmente hanno tratti di perfezionismo.

Questo comportamento, che in piccole dosi può essere vantaggioso in quanto promuove il raggiungimento di standard elevati, in quantità eccessive diviene controproducente e doloroso.

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Traduzione a cura di Luca Mazzucchelli

 

Interpretare il disegno di un bambino

E’ ormai noto che i disegni di un bambino possono rivelarsi degli utili strumenti di investigazione sul suo mondo interiore ed offrire preziose informazioni sul suo vissuto emozionale.

Spesso però i genitori non hanno alcuna nozione sull’interpretazione dei disegni e potrebbero non tenere nella giusta considerazione alcuni (di) segni rivelatori o al contrario dargli eccessiva importanza.

Questo post fornisce alcune informazioni utili per interpretare gli elementi contenuti all’interno di un disegno, tenendo comunque presente che la simboleggiata contenuta nei disegni dei bambini non va presa alla lettera, ma inserita in un’osservazione più ampia che tenga conto anche dell’età e della maturità del bambino.

Qui di seguito qualche strumento per interpretare i disegni in base agli elementi utilizzati e ai colori.

Test del disegno

Orientativamente, un bambino attraversa tre fasi:       osd-sun-icon

  1. motoria (fino a 2 anni e mezzo circa): lo scarabocchio permette di scaricare energia con gesti sempre più consapevoli e controllati;
  2. rappresentativa (fini a 4 anni circa): lo scarabocchio si evolve in un disegno più intenzionale, ma rappresenta ancora la realtà così come percepita dal bambino;
  3. figurativa (fino a 11 anni circa): si passa dal realismo intellettuale (il bambino disegna la realtà così come la conosce e riesce a riprodurla) al realismo fotografico (il bambino inizia a riferirsi alla realtà come realmente è).

Gli elementi da valutare

Il Foglio (rappresenta l’ambiente da esplorare):

  • completamente occupato dal disegno: il bambino è socievole ed estroverso, ha fiducia in stesso, verso gli altri e verso situazioni sconosciute;
  • il disegno travalica il foglio: il bambino vuole essere al centro dell’attenzione ed è poco riflessivo;
  • poco occupato dal disegno: il bambino è insicuro e introverso;

 

Il Tratto:

  • regolare e sicuro con prevalenza di linee curve: rivela buone capacità di adattamento, fiducia verso gli altri, espansività, socievolezza, libertà di esplorare, determinazione;
  • irregolare e incerto con prevalenza di tratti spigolosi e cancellature: rivela introversione, paura di rimproveri e di sbagliare, aggressività e ansia.

La Pressione sul foglio:

  • debole: indica sensibilità e timidezza;
  • forte: indica irruenza, entusiasmo e grinta.

I Colori:

  • caldi (rosso, giallo, arancione): preferiti da bambini estroversi, istintivi e curiosi;
  • freddi (blu, azzurro, viola): preferiti da bambini timidi, razionali e introversi;
  • punto di equilibrio: verde (indica sia tranquillità che ribellione).

Cosa disegna?

osd-sun-icon Il Sole (rappresenta la figura paterna):

  • nascosto: segno di disaccordi col padre;
  • senza raggi: indica un padre freddo o assente.
man-icon La Figura umana rivela come il bambino percepisce se stesso. Osserviamo:

  • la grandezza: una figura troppo piccola denota timidezza e scarsa fiducia in sé;
  • testa: se molto grande indica egocentrismo o esuberanza; se molto piccola la difficoltà di relazionarsi agli altri;
  • occhi: se molto grandi dimostrano curiosità; se molto piccoli introversione e diffidenza;
  • naso: è legato alla sessualità;
  • barba, baffi e capelli: denotano forza o bisogno di affascinare;
  • denti: se presenti, indicano rabbia o aggressività;
  • orecchie: se grandi denotano curiosità;
  • cappello: se presente, esprime la sensazione di sentirsi sotto osservazione;
  • collo: se molto lungo riflette il bisogno di rifugiarsi nei sogni o mettersi in mostra, se molto piccolo indica ansia;
  • braccia: se aperte, esprimono apertura verso gli altri;
  • mani: pugni chiusi o mani ad artiglio denotano aggressività;
  • gambe: se molto lunghe indicano il desiderio di crescere; se molto corte il bisogno di protezione;
  • piedi: rappresentano la stabilità, perciò, se mancano o sono molto piccoli, indicano timore verso l’ambiente e fragilità;
  • assenza di tratti nel volto: simboleggia una negazione della realtà;
  • presenza di bottoni sui vestiti: esprime la paura dell’abbandono.
 agt-family-icon La famiglia. Osserviamo:

  • il personaggio disegnato per primo: è colui che il bambino ammira di più;
  • un personaggio assente o cancellato: esprime un rifiuto (anche come reazione ad un sentimento di gelosia) e una situazione di sofferenza;
  • un familiare molto più piccolo degli altri: potrebbe essere visto come un rivale;
  • un familiare molto più grande degli altri: potrebbe essere visto come una figura dominante, che lo inibisce;
  • un familiare in disparte: indica difficoltà di stabilire un legame forte. Se è il bambino stesso a disegnarsi in disparte ciò può indicare la paura di essere cattivo;
  • tutti i familiari separati tra loro: paura del contatto fisico;
  • rifiuto di disegnare la famiglia: segnala un disagio o una sofferenza.
 tree-icon L’albero: rappresenta l’Io più profondo. Osserviamo:

  • le radici: simboleggiano l’attaccamento alla famiglia, perciò, la loro mancanza indica un bisogno di affetto e rassicurazione;
  • il tronco: se grande esprime ambizione e narcisismo, se proporzionato delinea un carattere indipendente, se esile indica chiusura; un buco sul tronco potrebbe esprimere la paura del buio;
  • le fronde: se predominanti rispetto al tronco indicano un bambino fantasioso o pigro; se molto piccole indicano egocentrismo;
  • la frutta: se attaccata ai rami indica estroversione, se sospesa indica sfiducia in sé e malinconia.
Home-icon La casa (rappresenta come il bambino vive, i suoi rapporti con la famiglia e con l’esterno). Osserviamo:

  • dimensioni: se è grande dimostra ospitalità, perciò estroversione; se è piccola timidezza e bisogno di conferme;
  • porte e finestre: se sbarrate esprimono chiusura, pensati influenze da parte dei familiari o la paura della morte; se aperte denotano apertura e curiosità.

Il significato dei colori

Il colore viola rappresenta l’urgenza di esprimersi o l’emergere di un bisogno improvviso e il suo apparire frequente è in relazione a quella situazione ambientale che non consente al bambino di muoversi liberamente in tutti i settori per le regole o le norme di comportamento che gli vengono imposte.

Il colore blu rappresenta l’intensità dell’espressione. Possono essere carichi sia un sentimento che un cibo o uno scritto. Ma può essere carica anche l’intenzione di esprimersi. L’intensità rappresentata dal blu è quella di esprimere le proprie capacità.

L’azzurro rappresenta una specie di fonte da cui si potranno attingere gli elementi occorrenti ad una vera e propria espressione. Non si sa ancora quali elementi si prenderanno da quella fonte per la propria espressione; si ha soltanto la certezza che i materiali sono molti, ma ancora inutilizzati. Questa fonte è costituita da un tipo di sensibilità che consente di percepire la realtà esterna oltre i limiti dei cinque sensi e di proiettare la propria realtà interiore.

Il verde è il colore della crescita dell’Io, del processo di maturazione e della sfera intellettuale con tutti i problemi di relazione con gli altri. Con il verde cresce il processo creativo del bambino e con esso si esprime la sua auto affermazione. Nel verde, infatti, c’è determinazione e perseveranza. Pertanto l’uso del verde nei disegni dei bambini è l’espressione di questo bisogno di crescere che investe tutti i piani, dal fisico all’intellettuale.

Il colore giallo rappresenta la selettività, la capacità di scelta. Una volta iniziato il processo di crescita, l’essere umano si trova di fronte alla necessità di scegliere tra tutti gli elementi che la realtà gli offre per poter procedere nella sua maturazione e evoluzione.

L’arancione, indica un progressivo aumento d’energia e calore che il bambino tira fuori attraverso l’uso che ne fa e la sua presenza dell’arancione nei disegni dei bambini esprime quasi sempre una buona capacità di vivere le proprie scelte.

Il rosso è il colore dell’intensità nell’azione. Esprime la forza vitale del bambino, il suo bisogno di azione, di essere nel mondo agendo con tutto se stesso, con il suo corpo. Il rosso è il colore stimolante per eccellenza, è il desiderio di vivere intensamente la vita, di vivere dentro le esperienze.

Il grigio rappresenta uno stato di tensione. Non nel senso di una tensione conflittuale, che tende a creare angoscia o ansia.

Il nero è il simbolo dell’inattività e rappresenta lo stato di sonno di una o più dinamiche interiori, che il bambino vive in quel momento. Il nero infatti, non è un colore, è il buio, assenza di luce e di colore e può indicare repressione di una situazione interiore, dovuta a comportamenti e norme imposte dall’esterno.

Il colore rosa è il desiderio di perfezione insito in ogni essere umano e maggiormente in un bambino che vive in misura minore i limiti imposti dai condizionamenti.

Il colore marrone esprime il desiderio di vivere in modo gioioso un’esperienza che si sta facendo o si vorrebbe fare. L’integrazione del marrone con gli altri colori esprime più direttamente questo modo di affrontare la vita.

Il colore bianco compare nei disegni come parte non disegnata. In questo caso il suo significato non è valido come simbolo del colore bianco, ma come separazione tra le diverse forme e colori.

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Conclusioni:

L’interpretazione del disegno è un test molto utilizzato nell’ambito dell’età evolutiva.

I disegni di un bambino rappresentano una finestra sul suo mondo interiore e spesso si rivelano il modo migliore per reperire informazioni utili.

Infatti data l’età dei soggetti,  molte volte non è possibile raccoglierle attraverso il solo colloquio. In questo caso i disegni potrebbero nascondere degli elementi che se ben interpretati aiutano a comprendere lo stato emotivo del bambino e questo in molti casi può essere di importanza fondamentale.

Come già detto, l’interpretazione del disegno è uno strumento che trova la sua massima espressione soltanto nelle mani dell’esperto, che è in grado di inserire i disegni all’interno di un quadro che tenga conto di diversi elementi così da ottenere un profilo più esaustivo.

 

 

Genitori at work.

Ecco un breve corto di animazione sulla genitorialità.

5 dritte per incrementare l’autostima dei vostri figli

Autostima

1. Non abbiate paura di fare un passo indietro

Come genitori, una delle vostre principali responsabilità è aiutare i vostri figli a diventare competenti e autosufficienti. Per fare questo, dovete essere pronti a fare un passo indietro e permettere ai vostri bambini di sperimentare non solo cose positive, ma anche, in modo graduale, fallimenti e delusioni. Lasciate che i vostri bambini prendano alcuni rischi (calcolati) e che risolvano alcuni problemi per conto loro. Inoltre, fissate per loro obiettivi realistici, permettete che vi si ingaggino in autonomia e gratificateli quando li raggiungono. Lasciate che facciano le loro scelte, ovviamente adeguate all’età. (…) Permettendogli di prendere le loro decisioni, avrete anche insegnato loro le conseguenze delle loro scelte.

Parla con Diego Chiariello

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